Gea: la mia cana.

C’è il mio cane, più correttamente, la mia cana, non le piace essere chiamata cagna o cagnetta.

La chiamerò col suo nome, Gea.

Gea è una jagd terrier, un cane da caccia, li addestrano a stanare cinghiali.
L’abbiamo raccolta al canile, abbandonata da un gruppo di cacciatori sul ciglio di una strada. Tutto quello che sapevamo di lei.
Era la fine dell’estate e Gea era poco confidente, dormiva in un angolo della cucina, rannicchiata sul pavimento, mangiava poco e correva veloce. Abbaiava in un modo strano.
Si perchè un cane qualunque fa “bau”. lei, incazzosa o meno, dice “aba” e si comprende nettamente.
Io sono il suo amore.
Io sono la SanFrancesca di casa (non santa eh, proprio san…), quella col feeling coi quattrizampati-codamuniti…. veste ereditata dalla zia che però è di superiore livello, avento acquisito la dote “phenomena” della quale io sia totalmente sprovvista.
Gea è cambiata tanto, ha acquisito i caratteristici difetti che già contraddistinguono la sottoscritta: la gola e l’accidia.
Però in questi momenti la amo.
Perchè io parlo, le parlo, lei mi guarda con quegl’occhioni nocciola un po’ appannati dal tempo e ha l’espressione tesa verso di me, vorrebbe aiutarmi e non capisce, mi guarda affondo e quasi si dispiace di non comprendermi del tutto ed è dolce, dolcissima, perchè non sa che ha tutta la ragione del mondo a guardarmi in questo modo.
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