J.

Distrattamente guardo il cielo e nemmeno capisco che cosa stia cercando.

Quant’è? Due mesi, forse tre.
Tre mesi che sto qui, nella casa della vecchia pazza.
Sì quella che sta in fondo alla strada.
Mi ha affittato il terzo piano a una miseria.
E ci credo. Chi cazzo vuole viverci in una città così!
Con lei come condomina poi!
Decrepita vecchia come quella casa.
Credo ci siano pure i topi.
Ogni cosa cigola. Scricchiola. Schiocca.
Si sente proprio la pesantezza dell’esistere.
Mi manca il mio divano. Rivoglio il mio frigo con le calamite.
Rivoglio tutte le mie cazzo di calamite.
I giorni sono fusi tra loro.
Alba e tramonto. Differenza zero.
Tutto uguale. Tutta una grandissima merda.
Mi alzo, non so quando.
Mi vesto.
Vado al Bar.
Mi faccio una rossa doppio malto.
Forse mangio.
Mi faccio un’altra rossa.
Smetto di pensare. Finalmente.
Butto giù un whisky.
Forse due.
Pier passa la spugna sul bancone.
A volte lo saluto.
Torno a casa, faccio le scale e collasso appena chiusa la porta.
Ho i soldi per altre due settimane scarse, e per un altro mese d’affitto.
Dovrei trovarmi un lavoro.
Un lavoro vero.
E dovrei farmi la barba.
Ancora quei rumori. Basta. Quei maledetti topi.
In quella fottuta stanza chiusa.
Ah adesso davvero basta.
Dov’è la chiave?
Dove accidenti…Eccola.
Ora ve lo faccio vedere io.
Oh cazzo.
.
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