Io posso cambiare.

J. lo vede ogni mattina.

S. arriva, le da il buongiorno e poi le dice sempre le stesse parole.
“un caffé macchiato ed un cornetto integrale. Grazie.”
Non che J non sapesse cosa S desiderasse, per lei sarebbe bastato un “il solito”, ma la piccola gioia provata in un soffermarsi più lungo di S. al bancone, di fronte a lei bella di estetista, la tratteneva dall’interromperlo con un “lo so”.
J., che poi non si chiama mica J., il suo nome è G., solo che G., non andava bene per lo standard delle sue frequentazioni e quindi, con la semplice scelta del soprannome, ha preso poi tutti gli atteggiamenti e le caratteristiche di una J di battesimo.
Insomma J. in principio non rimase colpita da S..
Tutto accadde una mattina.
Era più presto del solito, J stava riempiendo rasobordo le zuccheriere ed un S. nervoso ed impaziente, dopo aver pronunciato puntualmente la propria battuta, si sedette al solito tavolino e tirò fuori dalla valigetta da ufficio, quattro giornali freschi d’edizione.
Li aprì tutti più o meno allo stesso punto e cominciò a leggere lo stesso tipo d’articolo, prima su uno poi sull’altro, poi di nuovo un passo del primo per poi passare al terzo e così via.
Ecco, J. neanche si ricorda di che leggesse S quella mattina, J è una ragazza da rivista patinata, non certo da giornale in bianco e nero; però si ricorda perfettamente cosa pensò di S da quel momento in poi:
“cacchio, lui è intelligente…”
E da lì cambiò tutto.
Improvvisamente, inconsapevolmente, S era passato da quello del “un caffè macchiato ed un cornetto integrale grazie” a “quello intelligente del caffé macchiato e cornetto integrale grazie”.
Giorno dopo giorno, caffè dopo caffè, J rivestiva quella figura posata, mite, integra ed intelligente, di tutti i sogni nati dal proprio cuore infranto.
J aveva una curiosa abitudine, che molte donne hanno, finiva sempre per accoppiarsi, o meglio, per accompagnarsi, con i classici, tipici, soliti… figli di puttana.
E così, nella sua vita le era capitato di rimanere senza soldi, senza auto, senza appartamento, senza vestiti e persino senza due di queste cose insieme.
Ogni volta si era ripromessa che mai più sarebbe rimasta senza qualcosa.
Ed ogni volta si trovava smentita dai fatti.
Ecco. In S, lei riconosceva qualcosa che in M, B, K, D, I, P, di nuovo B, L, E, T, R e Y non aveva mai percepito: la presenza di un cervello.
E questo l’aveva fatta sperare, le aveva aperto un mondo nuovo e rigoglioso d’opportunità.
Certo, S non ha i muscoli di K e nemmeno il volto da tronista di B, però, forse non era importante.
Mentre S continua le sue mattutine visite al bar, J. punzecchiata costantemente da questo nuovo spillo sentimentale, si è resa conto di quanto questo percorso si trovi in salita.
S è intelligente.
J, J fa le cose come sente giusto, si fa il bordo alle labbra perchè l’ha visto fare a una in tv che ha una vita da star, ogni martedì pomeriggio si fa fare il french sulle unghie, ed il tastino “k” nella tastiera qwerty del suo cellulare fuxia si è quasi consumato.
Certo, cultura non è forzatamente sinonimo d’intelletto e a questo pensiero, J si era attaccata molto, la terza volta di seconda media.
In fin dei conti J preferiva vivere la vita invece di leggerla, è così sbagliato?
Chi può dirlo senza peccare di presunzione?
Comunque J, determinata nella sua mira espansionistica, ha già iniziato la preparazione alla conquista.
Tre settimane fa ha comprato un libro.
Da un mese non caccia in malo modo, il ragazzo che le lascia il giornale al semaforo e legge qualcosina eccetto il proprio oroscopo.
Ha smesso di scrivere “KoMe sTai” così.
E’ sabato, sono quasi le otto ed ecco S. entrare dalla lunga porta a verti.
J. lo vede e percepisce chiaramente di trovarsi sul punto di non ritorno.
One Shot. O la va o la spacca.
“un caffé macchiato ed un cornetto integrale, grazie.”
“S, che fai stasera?” colpisce diretta J.
” ehm..stasera? perché che giorno è?” risponde sottotono S.
” Sabato. E c’è una festa interessante al K2. Sono sola, ci verresti con me?” dice J facendo attenzione ai verbi.
S non è il tipo da festa.
Il K2 è uno dei locali più frequentati della città.
S non sa nemmeno che cosa sia il K2, eccetto un numero da Guinnes.
E poi J non è proprio il suo tipo.
Il suo cuore da tre lunghi anni, batte segretamente per V., l’assistente del suo capo.
Con cui tra l’altro il suo capo ha una relazione extraconiugale da manuale, che S finge di non vedere.
Perché il caffé è sempre buono.
Perché è stata gentile.
Perché non si ricorda nemmeno più come si bacia.
S accetta.
La serata è strana e l’imbarazzo si taglia col coltello.
J si è fasciata in una sintesi d’abito nero coi ricami fuxia come il cellulare.
S è impalato, muove un po’ la testa a quello che pensa essere il ritmo della musica circostante.
J gli da una Pina Colada ed S entra nel mondo degl’elefanti rosa.
Gli gira la testa ma asseconda J in ogni sua mossa.
Fino a giungere nell’appartamento della suddetta.
Dopo un quasi svenimento di S ed un caffé la testa gira meno e la realtà torna bilanciata.
S sta per andarsene, è sulla porta, ringrazia J e la bacia.
Poi la ribacia.
La bacia ancora.
La porta si richiude.
I vestiti cadono a terra sconfitti.
il respiro si fa affannoso.
I tempi stringono.
La tensione sale.
Sale ancora.
Lei inarca la schiena e grida:
“Ti lovvoooo!!!”
Silenzio.
Nero.
Titoli di coda.
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