Vita Sequitur

Un ammaliante nobile ottocentesco, di somma cultura, raffinati modi e seducenti movenze, T.

Adorabile corteggiatore di migliaia d’anime.
Uomini o donne che siano, non fa alcuna differenza.
Tutti gradiscono la sua presenza, amano passeggiarci di fianco ed averlo, in un certo senso, a disposizione.
Lui, T., arriva quando e solamente egli stesso ritenga opportuno, ha sempre fatto così e per sempre così farà, con la sua aria consapevole e piacente, talvolta velata di perfidia, si trova assolutamente dove debba essere.
Eternamente impeccabile.
I. è un visino acqua e sapone sotto un groviglio rosso di ricci.
Si addormenta tardi la sera e si sveglia molto presto al mattino.
Veloce si veste, si lave, si pettina ed esce di casa.
Nella costante e frenetica attesa che qualcosa accada, beve un caffè, scottante, dopo l’altro.
Si entusiasma per niente ed il suo cuore palpitante si innamora ad ogni scattante passo.
Una sera, ad una festa imbastita dai genitori di I., la suddetta, muovendosi celere per la sala, distratta dalla luce riflessa sulla scodella cristallina del ponce, sbatté violenta sul petto inesorabile di T.
Lui le rivolse il solito sguardo dorato e lei, frettolosa, si scusò ed alzò d’improvviso la testa.
E lui non ebbe voglia che di stringerla a sé in un istante.
Ed il respiro di lei rallentò.
E gli occhi le brillarono più della scodella.
Fu molto di più che comune amore.
Molto di più di una passione occasionale o di un “per sempre” inatteso.
Insomma, per dirla in breve, quel colpo tra gola e stomaco che, anche volendo, non puoi ignorare; quella svolta che, accettata o meno che sia, ti cambia la vita.
Così il dittico incarnazione del paradosso ebbe inizio.
In fin dei conti, al solito, era per merito di C. che aveva volto la scodella verso il grande lampadario, anch’esso in vetro.
“Ti amo. Devo fuggire ma ti amo.”
dice sempre T, crudele e pieno d’amore.
“Non riesco a vedere l’ora che torni”
risponde sempre I., muovendo le dita tra i capelli o spiegazzando il lenzuolo tra le mani.
T. non c’è mai abbastanza.
I. chiede spesso l’aiuto di P. che è tanto cara ai forti.
Perché se brillano ancora gli occhi non puoi che attendere.
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