La Città Vecchia.

Notte.

Corri! Corri! Vieni, per di qua!

Non ce la faccio più, non respiro, non ho l’inalatore, le tossine stanno entrando in circolo.

Non ti fermare, dammi la mano! Entriamo qui!!!!

N ansima, le vene del collo e del viso affiorano in un reticolo che è già blu. Non c’è molto tempo.
T la tiene stretta e le accarezza i capelli.
Sono nascosti in un vicolo buio e umido nella Città Vecchia.
Ha piovuto. E’ freddo.
In lontananza si sentono i passi pesanti del plotone della Difesa Nazionale.
Il rastrellamento è cominciato da più di quattro settimane, appena si è saputo che La Sovrana sarebbe giunta.
Domani.

Non è divertente? Tutti questi anni a preservare il diritto di permettermi di soffrire come un cane in questo momento.
Tutti quei carichi di Pharmaco che abbiamo distrutto, tutte le persone che abbiamo nascosto, che abbiamo salvato…tutto per avere ancora paura, per sentire ancora dolore…

E per ridere amaro.

Non mi resta molto, gli stivali ferrati sono lontani, devi nasconderti. E non qui.
Alla Cattedrale.

Tu sei matta.
Il tuo corpo è forte, tutti gli anticorpi che hai sviluppato, tutto l’aiuto di P in laboratorio, non puoi morire, non così.

Sai che la XZ52 svanisce nonappena si raggiuga la morte cerebrale del contaminato.
E non c’è modo di estrarla se non uccidendo preventivamente il soggetto, che ha lo 0,001% di possibilità di salvarsi.
Non abbiamo potuto negare quella fottuta percentuale a nessuno dei nostri.

Ma D, D si è salvato.

Appunto, la probabilità mi rema contro.

T abbraccia N che lo stringe a sua volta.
Nessuno dei due piange. Nessuno piange.
Per scovare quelli come loro, come T, come N, come quelle poche centinaia di persone vere rimaste, il Laboratorio del Dipartimento della Difesa Interna ha creato i Segugi.
Mostri. Cani.
Sì cani. Cani che fiutano le emozioni. La paura. La tristezza. La gioia. La passione.
E le lacrime. Per le lacrime impazziscono.
Molossoidi che strappano i ganci dei guinzagli e corrono forsennati.
Massa di muscoli perfetti e atroci sotto un manto di pelo nero, corto e lucido.
Macchine perfette.
Occhi sgranati e schiuma bianca dalle fauci.
Appena fiutano aggrottano in muso.
Puntano la direzione e partono.
Il resto è terrore. Impietoso.
Non ci sono perché.
E l’unica cosa da fare è respirare.
Respirare e scavalcare, incuranti, le pozze di sangue denso.
Apathia.
E’ questo il fine del Pharmaco.
Nessun impulso.
Nessuna emozione.
Solo puro Controllo.
Siamo in guerra.
Non c’è lo spazio per il giusto o lo sbagliato.
Siamo in guerra.
E abbiamo perso.
I vinti si piegano al vincitore.
Si annullano in questo caso.
Niente più persone.
Ma sagome.
Sagome vuote, senza memoria, con sguardo spento e nessun desiderio.
Solo obbedienza.
Totale obbedienza.

T vattene! Non voglio che sia l’ultima cosa che ti ricordi di me…

Io ti porto con me. Alla Cattedrale.

Non sei tanto idiota. Avanti vattene!

T si alza e prende in braccio N. Le accarezza il viso. Comincia ad essere fredda.

Non inciampare, sei alto, mi faresti fare un bel volo.
Dice piano N.

T sorride, esce dal vicolo e cammina rasente le pareti delle case.
La Città Vecchia è disabitata da più di centosettant’anni.
I palazzi privi di intonaco sono fatiscenti e tristi.
La strada non esiste più ma in dei punti si vedono ancora i marciapiedi e i segni delle bombe.
C’è pochissima luce.

N non chiudere gl’occhi, avanti! Quanto dista da qui la Cattedrale?

Dove siamo?

Mi sembra…sì siamo all’altezza dei portici, alla vecchia banca.

Ancora un paio di chilometri, poi a destra, al vecchio emporio, le scale della metro.

Passiamo da sotto?

E’ più lungo ma è più sicuro.
Se facciamo la strada non siamo coperti da niente. E poi siamo soli.

T si fa forza.
Una vita così è comunque una vita.
Ed una vita è sempre una preferibile scelta ad una non-vita.
Questo glielo diceva sempre sua madre, glielo ripeteva ogni sera, dopo gli esercizi per fingere.
T, come qualche altro bambino della sua età, come N, fin da subito aveva dovuto imparare le maschere mentali per evitare la fine e preservare quel che valeva.
T, come qualche altro bambino della sua età, come N, fin da subito aveva dovuto imparare a portate il peso di errori di un passato di cui non aveva colpa.

Siamo arrivati! N siamo arrivati.

Ho sentito, ti ricordi la parola d’ordine? Dice N con un filo di voce.

Respira sempre più piano.

Sì.

Piove.

Con la pioggia si può piangere.
Le lacrime si confondono meglio.
Ai Segugi non piace l’acqua.

Piove.

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