Le principesse non hanno i capelli corti.

Una volta c’ero.
Non sembra più lo stesso posto.

Cammino tra le rovine.
Non si distingue il vialetto dalle macerie.
Le case non sembrano nemmeno più case.
Si vede soltanto il fiume ma il percorso è cambiato.
E l’acqua non è più trasparente.

Albeggia.
Cammino da prima che facesse buio.
Stremata ma non stanca.
Soffia uno scirocco leggero.
Penetra negli strappi incrostati del mio vestito che era bellissimo.
Di fronte a quest’albero. Il nostro.
Cado in ginocchio.
Eccomi.
Ci sono.

Sono tornata.
Fa ridere vero?
Se fossi qui, se fossi qui e te lo avessi detto, avresti fatto lo stizzoso, almeno un po’.
Poi, piano piano, il sorrisetto sghembo avrebbe preso il posto del serioso te.
Però sono qui.
Ho fatto tanta strada per tornare.
Sì lo so, ne ho voluta fare tanta per andare. Forse troppa, diresti.
Ma ho dovuto, e anche se sbraiteresti col riaffiorare di tutti i momenti in cui mi volevi accanto e non c’ero, anche se il nodo in gola di quelle notti in cui mi cercavi  tra le coperte vuote tornerebbe a galla, anche se ha fatto male tutto e fino in fondo, fino all’osso, ora sono qui.

Non sembra più lo stesso posto.
L’aria sa di polvere e di un dolciastro quasi nauseante.
Se fossi qui, forse, nemmeno mi riconosceresti.
Due notti fa scappavo da un incubo.
E sono rimasta incastrata nella grata a scorrimento della vecchio palazzo.
Colpa dei capelli selvaggi. Perdo sempre i fermagli, ricordi?
Ho visto la morte ridermi in faccia.
L’ho sentita alitarmi sul collo.
Mi sono slogata un polso ed ho dato un taglio, netto, a tutti i capelli, che ti piacevano tanto.
Sono scivolata via velocissima, ho anche perso una scarpa. e solo dopo mi sono accorta che sanguinavo.
Ancora.
Perché non erano bastate le ferite collezionate dagli scontri di questi lunghi mesi o i graffi che ormai sembrano striature quasi naturali.
Ci volevo io, che, al solito, so farmi male meglio di chiunque altro.
Come per il mio compleanno, che volevo rifinirmi il vestito da sola a tutti i costi e mi punsi, e mi trovasti svenuta e sanguinante…
Quindi se mi vedessi adesso avrei i capelli corti con le ciocche storte, e la clavicola che affiora in due punti dalla pelle.
Oltre a polvere e fango su tutta la mia superficie.
Un po’ diversa da come mi ricordavi, credo.

Sì, un po’ diversa.
Sai che la polvere, non l’ho mai sopportata.
Ed il vestito, da giallo brillante che era, è di un grigio strappato e logoro.

Mentre camminavo per i tornanti ai piedi del monte, mi è venuta in mente la prima volta che ho avuto bisogno di te e quel ricordo mi ha tenuto in caldo il cuore anche sotto la pioggia più torrenziale di questi giorni.
Ogni volta che una cicatrice mi ha fatto male, ho stretto i denti pensando a quando ti avrei raccontato come me le sono fatte, ad una ad una, stretta tra le tue braccia.

Lo sapevo che non avrei retto, che la tensione si sarebbe spezzata, che questi mesi senza versarne nemmeno una mi avrebbero portato a questo.
Devastante e dirotto.
Piango.
Per ogni cosa storta, per ogni livido. per ogni graffio. per ogni passo falso. per ogni volta in cui mi sono persa e che cadere in basso non mi ha fatto guardare che più giù.
E per ogni volta in cui dire “mi dispiace” era più arduo che ingoiare rospi amari e per tutte le volte in cui son stata zitta e avrei dovuto urlare. E per la volta in cui ho parlato per liberarti dal mio peso quando non era quello che volevo, quando non era quello che chiedevo.
Per ogni volta in cui non ho capito.
Per ogni volta in cui non mi hai afferrato.
Per ogni volta in cui non ho saputo salvarmi da me stessa e che nemmeno tu l’hai fatto.
Ma soprattutto per quel “non importa più” che mi risuona in testa.

Chinata su me stessa.
I pugni stringono tra terra e ghiaia che sulle ferite nelle mani frizza ancora.
E sono pulita solo sotto i segni delle lacrime che ho pianto.
E non importa quanta strada abbia dovuto fare per esserci di nuovo.
Ma ci sono.
E resto.
Non me ne importa se “non importa più”.
Se non a modo ma per sempre.
Se nuovi soli sorgeranno su nuove case e nuovi viali saranno edificati da queste rovine.
Sono le mie rovine.
E resterò in eterno ad aspettare il tuo ritorno.
Il tuo ritorno che aspettavo già.
Che aspettavo da prima di conoscerti.
Da prima che me ne andassi via.
Resterò in eterno tra queste radici.

Aspetterò lo stesso.
Anche se non sembra più lo stesso posto.
Anche se non sembro più la stessa io.

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