Ben Tornata GUD

Mia mamma è tornata a casa e mi ha portato due vuoti di quelle che, a occhio, furono bottiglie di limoncello.
Me le ha messe accanto al computer e mi ha detto “ti tiro fuori i colori da vetro, dipingici qualcosa che voglio farci delle lampade!”
Sì mia mamma è assurda, molto più creativa e geniale di me, o comunque molto più fattiva.
Io sono madre di idee lasciate lì, orfane, a marcire nella propria genialità, a scadere nel mondo del latente finché non vengono partorite nuovamente da qualche mente più degna.
Non è sempre vero ma mi piaceva il gusto tragico della frase.
In ogni caso, sono una ragazza strana, alle prese con la continua dicotomia dell’essere umano, e di una pigrizia rasente la vergogna.
Quindi ogni input è gradito.
Anche quello materno.

Dunque ho preso in mano la prima bottiglia e ci ho fatto i tratti salienti di un viso con la pastina a rilievo d’oro, ho tinto gli occhi di nero/blu e poi, con maniacale ossessione ho tracciato le linee morbide dei capelli, alcuni dei quali ho tinto col giallo dorato lucido trasparente.
Il risultato è stato gradevole oltre le mie aspettative.
La seconda bottiglia ho voluto farla in omaggio al mio amore, a Pablito Picasso mio.
Un po’ per amore, un po’ perché dato quant’era venuta bene la prima, la seconda avrebbe altrettanto fatto cagare, al solito…
Allora ho fatto lei, lei che ho visto live quasi un anno fa, La Donna che Piange.
E mentre la disegnavo, mentre la copiavo, mi sono sentita presa.
Rapita.
Completamente catturata da quest’immagine.
Mi si è stretto il morso allo stomaco.
M’è venuto da piangere.
Mi sono strusciata la mano sugl’occhi e il diluente misto all’azzurro oltremare mi ha fatto lacrimare come una demente.

Però mi sono illuminata.

Ed ho capito diverse cose.
Ad esempio che se io, ultimamente, non sono stata all’altezza delle mie potenzialità non ho perso comunque il mio valore.
Che se ho mostrato il fianco appoggiandomi ad alcuni che credevo amici o potenzialmente tali, non ho sbagliato e se c’è qualcuno che ha compiuto un bell’errore è chi ha finto, chi ha mentito e chi si è girato insieme al vento.
Non si tradisce.
E non me ne frega niente se esiste chi continui a credere altrimenti, io non tradisco.
Posso non essere presente, diventare evanescente, ritirarmi in eremi lontani e solo miei ma non tradisco.
Faccio un sacco di altri errori eh, in compenso.
In ogni caso, se mi odio per un centinaio buono di motivi, questa stronzata colpa della catto-educazione che ho subito da bambina, mi fa guardare il mio riflesso senza ansia.
Senza timore e priva di vergogna.
Gli errori si pagano, tutti.
L’insincerità la sconti sempre.
Ed io che fino ad ora sono stata zitta e remissiva perché credevo che abbassando un po’ la testa avrei trovato gente più sincera mi son resa conto che se guardi in basso l’unica razza di teste che vedi è quella più bassa del tuo sguardo stesso.
E quindi che si fotta chi ha riso col mio nome tra le labbra.
Che si fottano stronzi e troie d’ogni provenienza.

Non sarò cattiva, lo prometto, e nemmeno scioccamente perfida, ma mai più perderò occasione di rimettere al proprio posto chi dimostra di non aver capito quale questo posto sia.

Le dighe dell’ego si sono infrante. Scorre impetuoso nuovamente.
In questa personalità imperiale ritrovata, bella e devastante, giuro, con semplicità, godo.

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