Un caffè corretto al flashback

Oggi camminavo per il centro e pensavo al mio futuro.
Ho immaginato il mio lavoro, un angolo della mia casa, il mio gatto, il mio cane, il mio terrazzo.
Ho immaginato dettagli di dinamiche quotidiane della mia vita nel mondo degli adulti.

Sono inciampata in un san pietrino appena ho buttato l’occhio al futuro partner amoroso.
Ho scampato una signorotta sudata e tedesca per un pelo.
Mi sono ridata un contegno ed ho proseguito in direzione del mio caffè.

Aspettando un caffè shakerato, il mio pensiero si è velocemente ramificato (l’aggettivo mi piace preliminare al sostantivo quindi talvolta incappo in odiose rime baciate) .

Pensavo a come gli uomini possano “percepirmi” e come vorrei essere “percepita” io.
Pensavo alle occasioni sprecate, alla serietà svanita, a quanto abbia desiderato che il mio qualcuno notasse un certo lato di me che non volevo mostrare esplicitamente e a tutte le volte in cui il fatto che qualcun altro lo notasse con naturalezza mi facesse precipitare nello sconforto.
Pensavo alle serate in cui ho preferito un vestito scollato a due parole che mi avrebbero messa a nudo e alle giornate in pigiama nelle quali potevo conquistare il mondo.
Pensavo ai fraintendimenti che hanno rovinato tutto, all’ostinazione per non scendere a patti e ad una remissiva accondiscendenza scaturita da una triste paura.
Pensavo alle notti passate a leggere, alle passioni che mi hanno resa forte e debole insieme.
Pensavo a quante persone abbiano lasciato il segno dentro di me e in quante lo abbia lasciato io.
Pensavo a quando mi hanno annoiata certe parole e quanto incuriosita altre.
Pensavo a quanti mi abbiano parlato come se non capissi e che poi abbiano pagato pegno per aver frainteso i miei colpi di sole.
Pensavo ai lati di me che odio.
Pensavo alla dimensione reale del mio potenziale.
Pensavo che l’atto è il passo che sto compiendo adesso.
Pensavo “e se mi stessi sbagliando?”

Ci hanno messo un giga di pensieri prima di portarmi la coppa margarita col caffè shakerato che avevo ordinato e al solito, sotto il piattino non c’è il senso della vita o la scelta giusta ma solo lo scontrino col conto da pagare.
E hanno pure aumentato i prezzi.

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