Distrazioni

Sto mettendo in ordine, poi mi fermo solo un istante e guardo.
Guardo la trave portante sopra il mio letto.
La sfioro con la mano.
Con la punta delle dita seguo le venature e mi soffermo sui nodi che formano.
Un movimento lento.
Ipnotico.

Respiro.

La mia mano sul tuo viso.
Le mie dita sulle tue labbra.
Lungo il collo.
Piano sulle clavicole sporgenti.
Sul petto.
Lungo l’addome caldo e segnato dai muscoli.
Poi l’incavo del bacino, le vene.

Respiro.

Non importa se bevo acqua gelida o leggo noiosa saggistica perché
c’è il divano. 
La scrivania.
La colonna.
Il pavimento del corridoio.
La porta con l’oblò della cucina.
Oddio la cucina.
Il piano di lavoro.
Il lavello.
Il tavolo di legno.
La lavatrice.
La trave più bassa.
La doccia immensa.
L’armadio.
La coiffeuse.
La specchiera.
e il letto.
Già, anche il letto.

Respiro.

Un bip del telefono:

“sai ti pensavo. che stai facendo?”

“metto in ordine.”

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