Credevo fosse amore, invece era un calesse.

Una volta avevo un fidanzato.
All’inizio mi piaceva e basta, non so neanche bene perché.
Però ridevamo tanto.
Una mattina gli mandai un messaggio e non mi rispose per tutto il giorno.
La sera gli telefonai e lui il messaggio, lo aveva letto la mattina.
Non gli sembrava abbastanza importante, semplicemente.
Un’altra sera mi disse “ti chiamo”.
Ed io risposi ” anche io ti amo”.
Lui rise, io volli morire, semplicemente.
Quel capodanno gli dissi “ti amo”
“Anche io una cosa incredibile” rispose.
Poi il suo migliore amico mi dette un bacio dichiarandomi il suo amore.
Gli dissi solo del bacio.
Litigammo tutta la notte, semplicemente.
Non venne mai a prendermi a scuola.
Ci vedevamo il giovedì sera.
Il giorno libero delle badanti rumene, pensavo io.
Venne il giorno dell’orale della maturità.
Mi misi a piangere, mi abbracciò, ma doveva andare via subito.
E’ normale, pensavo io.
La prima parte di vacanza insieme fu splendida, in un posto da incubo.
La seconda parte di vacanza insieme fu un incubo, in un posto da incubo.
Non venne a Parigi con me.
Ci andai coi miei genitori.
Non venne a prendermi alla stazione.
Aveva il torneo di beach volley.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l’amore.
Da capo.
Lui faceva l’ingegnere.
Io facevo i disegnini.
Lui aveva mal di stomaco e mal di ginocchio.
A me faceva male il cuore dagl’occhi.
Per un “brava” avrei fatto cose impensabili per me.
Per un “brava” ho fatto cose impensabili per me.
I ritagli del nostro mondo erano comunque bellissimi.
C’era un fiume, un lago, un divano coi film.
Il mare di inverno sapeva d’amore.
Il mare d’estate sapeva di inferno.
Non venne con me a Barcellona.
Ci andai con le amiche.
Venne con me a Tropea.
Portandosi dietro la famiglia.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l’amore.
Da capo.
Per un natale mi regalò una valigia gigante piena di pantoni.
“al mio unico amore” c’aveva scritto sopra.
L’aveva firmata con nome e cognome, ma gli credetti lo stesso.
Tre giorni dopo mi scrisse un messaggio.
Non sapeva se mi amasse o meno, scrisse.
A capodanno mi dette un bacio.
Doveva ancora pensare.
Partii per la Francia.
Tornai ma non aveva ancora pensato.
Lui faceva l’ingegnere.
Io facevo lettere e i disegnini.
Si scordò del mio compleanno.
Glielo ricordai.
Mi lasciò.
Ma non era vero.
Però doveva ancora pensare se mi amava.
Mesi dopo mi disse che mi amava di nuovo.
Ma non era vero.
Mi aveva detto che mi amava perché mi era morto il cane.
Passai l’estate da un’amica.
E fu la più bella di sempre.
Passò l’estate con gli amici.
Mi disse una bugia.
Tornai sperando d’essergli mancata.
Quanto lui a me credo.
Tornò contento della vacanza.
Odiai l’estate.
Con tutto il cuore.
Litigare.
Lasciarsi.
Non capirsi ma
Baciarsi.
Fare l’amore.
Litigare ancora.
Lasciarsi.
Io baciai un altro.
Lui si fidanzò con una di Tirana.
Un gran casino poi.
Per un “è te che voglio” avrei fatto cose impensabili per me.
Per un “è te che voglio” ho fatto cose impensabili per me.
Ci perdonammo.
Forse ci siamo detti che ci eravamo perdonati.
Mi sembrò perfetto.
Come le ginocchia che tremano a quattordici anni.
La mia amica stette male.
Ci fece prendere paura.
Lui strinse la mano d’una sua amica.
Non la mia.
Fu allora che il mio amore morì.
Non un attimo prima e non uno dopo.
Elettrocardiogramma non piatto, monitor spento.
Per forza.
Lui mi amò d’un amore perfetto poi.
Mai le cose che disse erano state tanto giuste.
Mai le sue proposte tanto invitanti.
Mai le sue carezze tanto dolci.
Perfetto.
Come mai era stato.
Come l’avevo sempre visto lo stesso.
Ora che era come volevo, non lo volevo più, mi disse.
E non era vero.
Io lo volevo ancora.
Volevo ancora baci.
Ancora abbracci.
Ancora amore.
Ancora mattine insieme.
Ma non potevo più.
Gli faceva male la testa.
Mi facevano male gli occhi dal cuore.
Non sono certo perfetta.
Non sono nemmeno come vorrei.
Non del tutto.
Mai del tutto.
Sono una che ci crede.
Sono una che torna.
Sono una che forse nemmeno se n’è mai andata.
Sono una Lassie.
Bionda col cuore di cane.
E per certe cose spacco veramente le palle.
Forse ero troppo complicata per uno complicato.
Forse ero troppo complicata per uno semplice.
In quella semplicità ci avevo visto la mia speranza.
Invece è stata la mia disperazione.
Smettere di fare l’amore.
Smettere di baciarsi.
Continuare a non capirsi.
Litigare.
Lasciarsi.
Ora ho un ex fidanzato
Dal quale non ho imparato cosa mi piaccia
Ma cosa no.
Però ho imparato a piacermi io.
Che non sono un’ingegnere, ho chiuso con lettere, faccio i disegnini e tutto il resto.
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