Legami

Nella gabbia delle scale dell’istituto hanno fatto un’installazione.
Consiste in un filo rosso intersecato nella ringhiera, in tensione sul pozzo delle scale.

Entri e l’occhio segue questa traccia fulva che si perde nel grigio della pietra e delle impalcature.

La luce smorta delle scale concilia il sonno, s’intona alla pioggia, dal filo rosso un filo di pensieri.

Il nome dell’installazione è Legami.

Legàmi.
Una ragnatela emotiva.
Un tessuto di intenti.
Conoscenze.
Connessioni.

Alla prima ho letto Légami.
E ho pensato che se il fulcro delle mie emozioni potesse scegliere, tra tutte, una parola sola, una richiesta, sarebbe questa:  légami.

Legami.
Tienimi stretta.
Annodami, stringimi, tienimi vicina, più vicina. dentro.

C’è scritto legàmi dislessica del cazzo.
C’è scritto che mi pare, psicopatica vocina bastarda nel mio cervello.

Tutto questo per dire che gli spunti per andare oltre alla patina nebbiosa di questa finta primavera sono tantissimi se ti lasci accorgere.

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