Otto capitoli

Capitolo uno

Bisogna prendere profondamente sul serio qualunque azione si scelga di compiere, soprattutto le cazzate.

Capitolo due

“Ah non è stasera? La prossima settimana? Perfetto, allora niente… sì sì, sì. Ciao.”

Che idiota, penso, e le luci dello specchio ancora accese.
Distratta.
Così distratta che persino il tempo scivola ininfluente rispetto alle cose che ho una gran voglia di fare.
Una settimana non è infinita? Non sembra di una durata esagerata?
Infinitamente esagerata.
Certo se sei indietro con le consegne, hai tre esami da preparare e l’abbonamento alla palestra sotto due dita di polvere, probabilmente senti la domenica sera come la lama affilata della ghigliottina costruita col tuo senso di colpa.
Ma è ancora giovedì.
Esco.

Capitolo tre 

I confini del mondo stanno esattamente fin dove riesco a vedere.
C’è un “oltre” solo se lo guardo in faccia, solo se riesco a immaginarlo.
Dove arrivo esiste.
Il resto è buio.
Titoli di coda.
L’oscar va alla sceneggiatura.

Capitolo quattro

Il rumore dei pensieri.
Silenzioso e assordante.
Lo stesso rumore che fa l’attesa d’una telefonata che non ancora.
Cade proprio come la neve.
Ma più che neve è piombo.
Il rumore dei pensieri cambia a seconda di chi.
I miei pensieri parlano.
Uno più di tutti.
Quando è caduto ha pianto
ma mi ha chiesto di non dirlo.

Capitolo cinque

I pensieri quando si perdono dove vanno?
Dove vanno i sogni che muoiono.
Il cimitero dei sogni dev’essere proprio un brutto posto.
Sì, da incubo.
Risorgono i sogni?
Non sono mica gesù.
E le idee? Quelle abbandonate dove stanno?
C’è un ideotrofio? Si possono adottare?
Ognuno il suo.
L’importante è crederci.

Capitolo sei

Dagl’occhi che hai si vede anche troppo.
La prima impressione è quella che conta.
Conta che la prima volta che ti ho visto, nemmeno me la ricordo.
Ho mentito.
Dagl’occhi che hai si vede se menti a chi parli ma se menti alla base, chi vede?
L’occhio interiore ha una voce?
La senti solo se vuoi?
Vuoi?
No grazie, magari più tardi.

Capitolo sette

Ho la nausea.
Il bloody mary a stomaco vuoto non sembrava un’idea tanto pessima.
Ogni disfatta collezionata ha questa premessa.
Ho la nausea perché in questo posto fa caldo, ho bevuto veloce e mi è venuta la fitta da freddo in mezzo alla fronte.
Dietro la fronte anche peggio.
Fuori si gela.
Non sto dentro lo stesso.
Hai visto? Piove anche qui.
Faccio due passi, anche se non è maggio.

Capitolo otto

La nausea e le farfalle, prima di arrivare allo stomaco passano dagl’occhi.
Alle volte guardando la stessa cosa.
È già venerdì.

Che suono fastidioso.

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