Cinica e stronza

Per qualche ora, facciamo come se potessi permettermi di non essere una cinica stronza.
Facciamo che mi passo lo struccante sul viso e mi siedo sul divano, con i pantaloni grigi della tuta ed i capelli rosa cipria sciolti da una parte.
E tu, facciamo che tu per qualche ora stai qui accanto a me.
E mi fai posto sul petto, sotto la spalla.
E mi baci la fronte, mi accarezzi il collo e mi dici che andrà tutto bene.
Facciamo che mi tieni la mano e mi sussurri che ti piaccio anche sbagliata,
che il peggio di me è la parte che apprezzi di più, che il mio anulare storto,
che il mio sorriso storto, che il mio silenzio storto non li cambieresti con nessuna perfezione al mondo.
Sì, per qualche ora facciamo che il mondo siamo noi, senza il resto.
E domani sarà come se nulla fosse stato, tornerà il nulla sempre stato.
Così faremo finta.
La stranezza dei gesti che fingi è che se li fingi a lungo poi diventano come veri.
E allora mi chiedo perché non fingere tutti i giorni, per qualche ora, di non essere la cinica stronza che sono.

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