La noia

Tutto mi annoia.
Sì certo se metto un bell’ “io” a inizio frase è ovvio che qualcosa di interessante verrà fuori ma sono leggermente stanca di rigirare coltelli in piaghe che conosco.
Vorrei un “tu” che valesse la pena del mio tempo, che lo pretendesse, che se lo prendesse non che mi desse l’impressione di un quarto d’ora perso.

Oggi ho capito che vuol dire “bello da far male” e l’ho capito come uno stinco comprende uno spigolo in massello.
Ho riso delle mie convinzioni passando il ghiaccio sul livido nascente.
Se non hai sentimenti sei una stronza.
Se ne hai sei una super stronza.
Se li hai ma non li vuoi sei stronza uguale e pure un po’ incazzata.
Arrabbiarsi fa aumentare le rughe, il quadro è completo.
Tutto mi annoia.
In questa fase della vita, cuore e culo non sono due parole, sono due concetti risvolto della stessa medaglia che non cade mai di testa o croce ma sta fissa in piedi sul bordo zigrinato.

Ci ho messo il cuore
L’ho fatto col cuore
Ti porto nel cuore
Col cuore in mano
Cuore mio
Mi batte il cuore
Mi pesa il cuore
Dal più profondo del mio cuore
Ti ho dato il cuore
Vaffancuore

ora sostituisci cuore con culo e rileggi sopra.

Tutto mi annoia.
Il silenzio mi annoia, le parole vuote mi annoiano, il senso delle cose mi annoia, la pochezza delle persone mi annoia, questo tentativo di perfezione cristomadonna mi annoia.

Voglio i difetti.
Parlami di difetti.
Raccontami che quanto torni a casa qualche sera non ti senti l’eroe,
dimmi che ti piace guardarti da fuori mentre ti racconti agl’altri che credono ad ogni cosa e che persino tu ti credi, a volte, quando te la racconti.
Dimmi di quella volta che hai mentito, di quella volta in cui hai copiato, di quella volta in cui far male ti piaceva e fermarti non è stato facile come avevi creduto.
Dimmi di quando non dormivi per il senso della colpa,
raccontami tutte le volte che un nondetto dentro ti gridava un nonfatto dilaniante.
Dimmi quante volte hai avuto paura.
Dimmi quante volte hai detto iostobene dall’inferno.
Raccontami di quando hai perso, di quando ti è piovuto addosso, di quando non credevi fosse vero che un mondo tanto grande ti rendesse claustrofobico.
Voglio i difetti.
Quelli che hanno fatto piangere tua madre, che t’hanno fatto credere d’essere il peggiore tra gli esseri viventi.
Voglio i difetti.
Che valgano la pena di almeno un quarto d’ora d’attenzione.

Pensi di essere abbastanza sbagliato?

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