Audentes Fortuna iuvat

Avete presente quei giorni in cui, per una rara combinazione di eventi, succede qualcosa di assolutamente inaspettato e bello?
È necessario specificare bello perché sono convinta che dando una veloce sfogliata ai ricordi i primi cinque episodi con effetto sorpresa che affiorano sono tutto meno che belli.
È così, ammettiamolo, siamo una generazione di disgraziati soggetti più che mai alle leggi avverse del destino, ripudiati dalla fortuna, esclusi dalla positività retroversa bonus del karma.
C’è da dire che, malgrado le avversità e il solito andare storto del quotidiano, non perdiamo mai la speranza. Si dice che la speranza non sia che il più succulento tra i manicaretti dello spiedo luciferino perché niente può ferire più profondamente di un seme che nasce dal più intimo sussulto del tuo cuore e che tu stesso coltivi con cura e devozione.
Forse è così che si arriva, in un giorno qualunque, a non sperare più niente.
-Così va la vita- ti ripeti ad ogni inciampo.
-Così va la vita- ogni volta che ti calpestano il cuore.
-Così va la vita- un mantra.
Ed è in questi momenti qui, dove la messa a fuoco sta sui punti deboli, sulle parti da risanare, sul lavoro, lo studio, la fatica, in questi momenti in cui a tutto si pensa eccetto che alla propria serenità, ecco è proprio in questi momenti che la fortuna ti piomba addosso.
Violenta come una farfalla.
Per un attimo resti incredulo, le gambe tremano, tocchi con mano la certezza che tutto si sistemerà, che è sempre giusto sperare e credere perché prima o poi la vita paga il conto lasciato in sospeso per tutto questo tempo di sacrifici.
E la famiglia si stringe tutta, e ci si vuole bene, più bene di sempre.
E sogni.
Oh quanto sogni e per la prima volta il domani non ti terrorizza, per la prima volta lo attendi a gloria. E non trattieni le lacrime. E non trattieni il sorriso.
E ringrazi.
Grazie dio.
Grazie vita.
Grazie a tutti.

Stop.
Nero.
Stava scherzando.
Chi? Chi scherzava?
Chi, chi, chi scherzava?
Dio, la vita, tutti, tutti scherzavano.

Lo spegnersi del bagliore negl’occhi di mio padre.
L’allentare piatto del sorriso di mia madre.
Questo è il dispiacere.

Avete presente quei giorni in cui, per una rara combinazione di eventi, succede qualcosa di assolutamente inaspettato e bello?
Noi no e se c’è qualcuno da ringraziare è solo la vita, e per averci dato dritta nei denti, l’ennesima prova della propria durezza.

Noi siamo così.
Siamo una famiglia di disgraziati soggetti più che mai alle leggi avverse del destino, ripudiati dalla fortuna, esclusi dalla positività retroversa bonus del karma.

E nonostante questo ci speriamo sempre.
E ci vogliamo sempre un gran bene.
Forse un po’ di più.

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