No, non ce l’ho d’oro.

-No, non ce l’ho d’oro. Io sono tutta d’oro.

E glielo dissi con la voce ferma e rassicurante di una madre che passa il cotone imbevuto d’acqua ossigenata, sul ginocchio sbucciato dell’eroe coraggioso e sconfitto.
C’è sempre una parola calzante. Incalzante. Da dire. Perfetta.
A volte è “sì”, a volte è “basta”, a volte è “trenta” ed altre è “ancora”, “maionese”, “favorevole”, “rinuncio”, “resto”, “verbalizzo” o “no”.

In giappone  esiste una pratica decorativa profondamente filosofica che consiste, nello specifico, in un particolare metodo di riparazione del vasellame quando si verifica una crepa od una rottura.
La crepa viene saldata da polvere, liquido o lacca di metallo prezioso.
Il danno diventa il valore aggiunto dell’oggetto.

Il dramma dell’uomo della tua vita che si è sbattuto la propria segretaria vegana che però per l’ingoio fa un’eccezione, è celebrato nelle crepe del richard ginori da 12,intonso dono di lista nozze della tua zia acquisita, che gli hai scaraventato contro, pezzo per pezzo, dal piatto fondo al piattino per il pane.

Non è come dire “se non uccide fortifica”, non è l’ispessimento della pelle di una cicatrice.
È più simile al brillio d’un occhio comprensivo.
È il luccichio che non fai notare quando ti riconosci in una morsa al cuore che non è la tua ma te la ricorda tanto.
È quello che rimane quando anche la voglia di aver ragione ha abbandonato il campo.
Quando la voglia di dire ragione ha abbandonato il corpo.

Delicata consapevolezza della propria fragilità.

Cuore di vetro ceramica, venato da percorsi frastagliati del giallo paglierino dell’oro zecchino.
Questo siamo.
Questo sono.
Un coccio rotto.
Una scheggia continua.
Nelle mani di un giapponese che ha avuto pazienza.

Così pazienza da rendermi intera ancora una volta.
Così pazienza che sono più oro che vaso.

La pazienza è la chiave per le persone incollate in questo modo,
perché ci vuole pazienza per riuscire a riconoscere, se la trama è tanto fitta, se si tratta di venatura o placca.

Io sono tutta d’oro, tra una scheggia e un’altra.
E tu non sei abbastanza paziente.

Kintsugi.

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