L’amore ai tempi della Semiotica

-Ok provo a farti un esempio.

-Vai.

-Non è tutto semplice come dovrebbe essere, che ti svegli, esci, ti incontri, ti innamori e ti baci in una collana di perfette perle concatenate. La vita nel mondo a forma di mondo non è un caschetto liscio piastrato, fresco di Jean Louis David, è una treccia alla greca, igroscopicissima, in una giornata umida di diluvio. Un gran casino.
Però devi riconoscere che c’è della bellezza nascosta dell’intricarsi del quotidiano, nel continuo meccanismo complesso che, passo passo, ti porta dove già avresti dovuto essere, nel momento più giusto.
C’è un rumore di fondo nelle cose che fai, che hai sempre fatto, un rumore che conosci, familiare come il tintinnio delle tue chiavi nello svuotatasche d’argento sul mobile nell’ingresso di casa dei tuoi.
Quel rumore è una domanda che si articola, per ogni campanellio di moneta, in un’esigenza che ti appartiene.
Poi la incontri e SBAM.
Lei diventa la risposta al tintinnio che ti ha tenuto sveglio notte su notte.
Ci parli e SBAM.
Per ogni volta che hai pianto lei sdrammatizza, per ogni scoperta che ti ha fatto tremare il cuore il di lei sguardo luccica, ed ogni tua insicurezza affonda tenera nella sua mano tra i tuoi capelli.
Tutte le batoste, i drammi, i momenti in cui la sfiga ti ha preso a cuore sono stati il rodaggio del motorino che ti ha portato ad aspettarla sotto casa sua, alle otto e mezza, con la giusta fermezza per non farti accorgere che ti tremano le ginocchia e col giusto savoir-faire per non dirle che sei innamorato dal secondo prima del vostro primo bacio per caso. Complice il tuo smartphone, controlli facebook e scopri, proprio un istante prima che scenda gli scalini dopo il portone, quali incredibili argomenti avete in comune, che sfodererai per riprenderti dal silenzio ebete mentre la starai fissando, preso dai segni inconfutabili che lei è la tua risposta, la tua bellissima risposta.
Mangiate al giapponese e per una volta riesci a ficcarti in bocca quel nigiri senza sembrare un criceto ingordo, rispondi alla sua domanda tendenziosa sugli amori passati e le strappi un paio di risate sincere che quasi la fanno soffocare col sashimi di salmone.
Sopravvive e sorride, ti parla ancora.
Sorride, e il tintinnio dello svuotatasche è la cosa più importante al mondo.
Te la sei cavata, le offri da bere, e mentre la guardi scarabocchiare il sottobicchiere verde speranza, senti che la vuoi e che la devi avere.
Ti guarda, scioglie la treccia impigliata nel bottone del giacchetto, sorride arrossita e tu capisci, cogli, ti avvicini.
“sei molto bella stasera, tu e la tua treccia”
SBAM e lo stareper diventa il colpo al cuore del presente che ti corrisponde.

Poi lei scappa, ti evita, visualizza, è online su what’s app ma ciò non implica alcuna risposta.

Tu impazzisci cercando i segni della disfatta in quel sorriso, in quelle mani, in quello sguardo perfetti e non vedi altro che un enorme controsenso, un groppo nella gola dell’universo, una narratività malvagia, una cospirazione cosmica contro la tua felicità.

E invece tu sei un eroe fuori tempo e lei è una connotativa dissimulante.

Capito?

-Mh. Se ti comporti come se non fossi innamorata di me è perché in realtà sei innamorata di me.

– Ti andrà bene il compito.

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