Il Marinaio

Guardami ancora col brillio che ti schiuma negl’occhi se riflettono l’ipotesi infinita dell’onda.

Il bacio si impiglia nella barba sbiadita dal sole
Il ricordo si incaglia nella rete gettata più da abitudine che da necessario.
Non esisto che tra le tue nodose mani dure.

Guardami ancora col brillio che ti schiuma negl’occhi quando le curve ondose del mio corpo sono il tuo solo orizzonte.

Le tue braccia mi stringono nell’odore salmastro della pelle conosciuta tutta.
Il mio cuore d’asfalto si spacca di schianto tra gli scogli.
Le schegge affondano tra lo sciacquio del flutti.
Resto relitto nel tuo abbraccio.
Mi baci il collo e mi sussurri ancora.

Eppure i tuoi occhi sabbia e terra sanno ancora di casa.
Di casa senza porte da poter sbattere prima di uscire.
Di casa senza porte da poter riaprire per tornare
Perché non è possibile fare ritorno in un luogo che mai veramente si è abbandonato.

Tu lontanissimo
e la mia àncora batte ancora nel tuo petto.

Guardami ancora col brillio che ti schiuma negl’occhi quando incredulo tremi d’amore e scrivi e dici e compi d’altro. 
Il mio canto d’ora è fioco sentiero tra rimembranze gettate a lastricare con buone intenzioni una fine triste. 
Lupo stanco, le tue cicatrici sono storie radici di nuove dolcezze.
Io non salpata, ti sento col sale nel cuore.
Come ogni volta perdo gl’occhi a cercare la linea che fonde i due enormi blu 
Impaziente rassegnata, questa è l’ultima volta, come ogni volta.

Chiedo fortuna e monta il fortunale.

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