Dammi una lametta

che mi taglio le vene  canticchia una Rettore graffiata da una pagina youtube scelta tra i suggerimenti della home.
Ed io l’ho presa in parola, in giorni più scontati del sette gennaio.
Che finezza, penso, ti vedo e faccio scattare il rasoio.
È di ottima fattura, come arrivi è un incidente, come te ne vai è una scelta.
Riempio la vasca d’acqua di tiepida memoria, nessun sapone.
Taglio verticale. Scenografico ed efficace.
Frizza, ovviamente.
Guardo le mattonelle bianche coprirsi fluidissime.
Mi osservo in un gioco di specchi e vedo ogni sbaglio, ogni singolo sbaglio e poi una platea di parole.
Tutte quelle che non ho mai detto, strette per mano ad ogni singolo gesto che poi non ho fatto.
È tutto limpido e cristallino.
Rubino a tratti.
Ci sono io, tu ed il tuo cuore che sorride altrove.
Non ha importanza che tu dica qualcosa.
Ho sempre amato Occam ed il suo rasoio.

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