È stato un anno di merda

È stato un anno di merda.
Esattamente come i precedenti da quando nessuno mi rimbocca le coperte quando ho la febbre e non vendono più le palline con la faccia dei ciclisti nelle edicole del mare.
Sono tornata a casa in delle condizioni che mi ero ripromessa di non ripercorrere mai più, con il trucco sbavato, col computer senza custodia, con la tuta in ciniglia e persino col culo in dei jeans taglia 42.
È stato un anno di merda.
Onestamente dichiarata però, c’è da riconoscerlo, perché niente aveva fatto anche lontanamente presagire un andamento differente. Quindi nessuna grande delusione ma una tiepida ed insofferente abitudine alla mala sorte, tanto affezionata e cara.
È stato un anno di merda.
Nella proporzione equilibrata per cui la perdita della persona più importante al mondo è stata compensata da porte chiuse, treni persi, amici insinceri, cene vegane, amori storti e, porca miseria se qualcuno finisce la carta igienica lo dovrebbe dire prima.
È stato un anno di merda.
Assolutamente privo di stacco. Le pause tra un disagio ed un altro sono durate lo stesso tempo che ho passato a rosolare seminuda al sole di quel piccolo paesino sulla costa tirrenica che tanto mi piace: zero secondi.
Amore, amici, lavoro, l’oroscopo che mi ha fatto paolo fox somiglia più ad una descrizione accurata della famiglia Addams al massimo del cupo splendore. Mano rappresenta l’amore, ovviamente.
È stato un anno di merda e ringrazio chi ne abbia fatto parte attiva nel renderlo tale.
Ma anche chi ha condiviso con me l’ultima sigaretta sulle scalinate di Santa croce, parlando della lunghissima mezza stagione, del concetto di italica democrazia, di tipografia sperimentale e dei video di Belen Rodriguez su instagram.
È stato un anno di merda ma certe cose mi sono piaciute.
Qualche bacio, qualche corso, qualche momento con qualche persona.
Qualche coincidenza, qualche vestito, qualche dolce di pasticceria.
È stato un anno di merda.
Ma alla fine ci siamo abituati. Siamo tutti eroi del quotidiano, abbiamo imparato ad essere felici se riusciamo a bloccare le pubblicità su youtube, a gioire della compiacenza in forma di like, a sentirci appagati per quanto stiamo lontani alla persona sfigata che eravamo solo qualche anno di merda prima.
Così portiamo a casa un’ultima sbronza e chiudiamo in bellezza questo trecentosessantacinquesimo giorno, in una mano il collo di una bottiglia di vero chianti a due euro e cinquanta, nell’altra la fronte dell’amico del cuore con lo stomaco rivoltato dal vero chianti di cui sopra,  guardando il cielo tra gli addobbi spenti del centro, e dicendo a dio, cthulhu, michael jackson o alla fatina dei denti che il prossimo anno, giuro, il prossimo saremo migliori, più regolari, onesti, magri e sereni, che il prossimo anno sarà l’anno giusto, l’ennesimo anno della svolta.

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